n°51

Ragazzi, scusate se vi scrivo solo ora, ma ce l’abbiamo fatta abbiamo scoperto l’assassino di tutti questi delitti. Ora vi spiego meglio: una volta che abbiamo sbloccato il passaggio per il finis Africae e siamo entrati abbiamo visto Jorge seduto al tavolo situato al centro della stanza che ci ha detto che ci stava aspettando già da vespri (circa le 16.30) e da li abbiamo scoperto che il rumore che abbiamo sentito mentre stavamo andando in biblioteca era l’Abate che Jorge con una trappola aveva rinchiuso in una stanza poiché l’Abate lo aveva scoperto e che poi purtroppo è morto per la mancanza d’aria. Jorge ci ha poi spiegato tutto, era stato lui a rubare il veleno a Severino e a cospargere le pagine dell’libro che non voleva far leggere a nessuno cosi che coloro che per sfogliare le pagine del libro avevano inumidito le dita con la saliva sarebbero morti avvelenati. Venanzio preso da un malore era andato nelle cucine a bere un po’ d’acqua, ma pochi istanti dopo è morto. Berengario lo trova morto e non sapendo cosa fare, ha gettato il corpo nell’orcio . Poi, incuriosito dal libro, è andato nell’ospedale e lo ha letto. Dopo un po’, non sentendosi molto bene, è andato nei balnea per alleviare il dolore, ma li è morto. Severino ha poi ritrovato il libro lasciato da Berengario in laboratorio e avvisa Guglielmo. Ma Jorge ha sentito l’intera discussione e per questo convince Malachia ad ucciderlo. Anche Malachia però a sua volta legge il libro e muore quindi avvelenato. Il motivo per cui Jorge aveva fatto tutto ciò era per impedire a chiunque la lettura dell’unica copia del secondo libro della poetica di Aristotele che parlava del ridere ,cosa che Jorge non appoggiava.

Dopo aver spiegato tutto e litigato con Guglielmo il quale lo ha paragonato al diavolo appena ci siamo distratti un attimo Jorge è scappato mangiando le pagine del libro in modo che nessuno potrà mai averle. Noi abbiamo cercato di seguirlo ma non conoscendo il labirinto non era facile al contrario che per Jorge che invece conosceva benissimo la strada, siamo riuscuti comunque a trovarlo poiché avendo ingerito il veleno era caduto a terra e non aveva piu molte forze. Io e Guglielmo ci siamo subito precipitati sul libro che teneva tra le braccia ma per sbaglio con il mio lume gli ho sfiorato la faccia e lui a sua volta ha sentito il calore e con una mano ha lanciato il mio lume su una pila di libri che subito ha preso fuoco. Io mi sono lanciato subito verso il rogo ma non sapevo cosa fare cosi si è avvicinato anche Guglielmo che ha cercato qualcosa per soffocarlo, fino a che non mi è venuto in mente di usare la mia veste ma era troppo tardi poiché le fiamme erano troppo alte e il gesto che avevamo appena compiuto aveva solo aiutato il fuoco a propagarsi. Jorge appena si è accorto dell’incendio ha gettato l’Aristotele nelle fiamme che né io né Guglielmo siamo riusciti a impedire. Siamo poi usciti dalla biblioteca ormai incendiata. Il fuoco si è espanso poi per tutta l’abbazia. Io sono incredulo di tutta questa faccenda. A quanto una persona si spinge pur di non far sapere la verità ,che quest’ultimo crede eretica, agli altri.

n°50

Alla fine siamo andati alle stalle poiché l’abate non si era fatto vivo. Mentre stavamo aspettando casualmente ho citato una frase che aveva detto Salvatore “tertius equi” che però ha fatto riflettere Guglielmo che a sua volta mi ha fatto andare a prendere dei lumi nella mia cella, mi ha detto di raggiungerlo poi in chiesa, cosa che ho fatto e quando sono arrivato dove mi ha detto mi ha spiegato tutto. “primum et septimum de quatuor” (frase scritta da Venanzio) che si riferisce alle lettere Q ed R della parola “quatuor”, la quale fa parte del cartiglio sopra lo specchio nella stanza cieca del torrione meridionale. Siamo poi andati in biblioteca passando per l’ossario dove abbiamo sentito dei rumori dietro i muri e da questo abbiamo capito che qualcuno si trovava nel finis Africae per poi arrivare al torrione meridionale dove sopra lo specchio abbiamo trovato incisa la scritta. Guglielmo ha premuto le due lettere ed ecco che si apre la porta segreta che porta al finis Africae. Stiamo per entrare, ci sentiamo

n°49

Siamo in chiesa da circa un’ora per aspettare l’abate che esce dall’ossario dopo aver chiuso tutte le porte della struttura, ma non lo vediamo. Se non esce tra poco andiamo alle stalle. Non so se ‘sta sera riesco ancora a scrivere, nel caso vi aggiorno domani.

n°48

Abbiamo appena finito di cenare e l’abate ha ordinato a tutti di non aggirarsi nell’abbazia per tutta la notte. Ma io e Guglielmo stiamo andando comunque in chiesa per guardare se vediamo qualcosa che può aiutarci. Ci sentiamo

n°47

Ora sto andando in chiesa visto che qui alle stalle non c’è nulla di anormale, l’unica cosa strana è che non c’è Jorge in chiesa. Dopo la messa andiamo a mangiare quindi se succede qualcosa sapete già che vi aggiorno.

n°46

Siamo andati a parlare con l’Abate il quale vuole risolvere la faccenda per conto suo. E una volta che siamo andati via dal suo ufficio abbiamo visto diversi monaci affollarsi davanti alla residenza abbaziale e da lì abbiamo capito che l’abate ha preso la situazione in mano. Poi Guglielmo mi ha ordinato di sorvegliare le stalle perché, seguendo la pista dei versetti dell’Apocalisse, la sesta tromba ha a che fare con i cavalli. Ora sono qua nascosto mentre Guglielmo è andato a riposarsi. Se succede qualcosa vi faccio sapere.

n°45

Siamo andati nello scritorium e abbiamo scoperto che Bernardo non ci aveva detto tutto sulla storia dei bibliotecari poiché Guglielmo ha capito che dopo Paolo da Rimini ma prima di Roberto da Bobbio, è stato bibliotecario un’altra persona, la stessa persona che Alinardo odia perché gli aveva rubato l’incarico. Ora andiamo a parlare con l’abate.

n°43

Abbiamo parlato con Nicola, il quale ci ha raccontato delle successioni di abati e bibliotecari avvenute in passato e di come il bibliotecario divenga automaticamente abate. Poi Nicola ci ha anche mostrato le reliquie custodite nella cripta. Ora Guglielmo sta andando nello scriptorium. Io invece vado in chiesa a pregare per il povero Malachia.

n°42

Eccomi!!! Il nuovo cellaio è Nicola mentre l’aiuto bibliotecario che è stato nominato ieri è Bencio con il compito di sorvegliare lo scriptorium e che tutti i monaci continuano il loro lavoro e che nessuno entri in biblioteca. Alla chiusura della biblioteca ci avrebbe pensato l’Abate. Io e il mio maestro abbia discusso un po’ sugli avvenimenti e siamo giunti alla conclusione che probabilmente il prossimo obbiettivo dell’assassino sarà l’abate poiché se l’obbiettivo segreto dell’assassino è il finis Africae quindi i candidati più predisposti sono coloro che lo conoscono. L’abate é quello con più possibilità. Ora devo andare, appena ho tempo vi racconto di più.